WOMAN's JOURNAL

Violenza domestica: in Francia la prima campagna tv. In Italia dati fermi a 5 anni fa

di Giovanna Boglietti

“Non lasciate più che il vostro compagno parli per voi”. La raccomandazione corre sulla rete e sugli schermi da questa mattina. In Francia è partita infatti la prima campagna interattivo-televisiva contro la violenza coniugale. Si tratta di uno spot di 30 secondi (guarda il video), che condensa la drammaticità dello stupro entro le mura domestiche. Un crimine sempre più diffuso e che poche donne hanno la forza di denunciare.

La campagna è diretta da Collectif féministe contre le viol (CFCV), associazione francese che da anni combatte lo stupro.

Aprendo il dibattito su un argomento ancora tabù, il film – fanno sapere da CFCV – permetterà di ricordare a tutti che un rapporto sessuale senza consenso è uno stupro e questo anche e soprattutto se avviene in una coppia, poiché siamo di fronte a un elemento aggravante visto che chi agisce è il partner.

Per l’associazione parla la dottoressa Emmanuelle Piet, che aggiunge:

Anche se gli uomini cominciano a prendere in considerazione i desideri e le voglie delle donne, il sacrosanto dovere coniugale resta ancora ancorato alla mentalità.

Ogni anno, riporta il CFCV, 75mila donne sono vittime di strupri, commessi in 8 casi su 10 da conoscenti. Una cifra sottostimata, dal momento che in Francia solo il 10 per cento dei tentati stupri o delle violenze effettivamente subite viene denunciato alla gendarmerie. Così, secondo il CFCV la percentuale degli stupri domestici si aggirerebbe intorno al 30 per cento.

In Italia scarseggiano i dati aggiornati sulla violenza domestica. Ci si rifà all’indagine Istat del 2006, condotta su un campione di 25.000 donne tra i 16 e i 70 anni. Dall’indagine emerge che sono più di 6 milioni le donne dai 16 ai 70 anni che hanno subito abusi fisici o sessuali nell’arco della loro vita. Sono 2 milioni le donne che hanno subito violenza domestica dal partner attuale o da un ex partner, mentre 5 milioni di donne hanno subito violenza fuori dalle mura domestiche. Gli autori delle violenze sono sconosciuti (15,3%), o persone conosciute superficialmente (6,3%), a volte apparentemente insospettabili come amici (3%), colleghi di lavoro (2,6%), parenti (2,1%), partner (7,2%) o ex partner (17,4%).

Anche l’Istat conferma che non è possibile sapere il numero esatto delle donne che hanno subito queste terribili esperienze, perché i dati sono relativi soltanto al numero (esiguo) di donne che hanno denunciato. Si è stimato che oltre il 90% delle vittime non denuncia il fatto; precisamente, che le donne che hanno subito una violenza da un “non partner” senza denunciare il fatto sono state il 96%, mentre il 93% è la percentuale di donne che non ha denunciato la violenza subita da parte del partner.

Un rapporto EURES-ANSA del 2005, inoltre, aveva portato alla luce un’altra grave conseguenza della violenza domestica. Si è scoperto infatti che un omicidio su 4 in Italia avviene in famiglia, tra le mura domestiche: il 70% delle vittime sono donne e in 8 casi su 10 l’autore è un uomo.

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2 Responses

  1. Francesco ha detto:

    Salve, mi presento, sono un uomo, medico, che spesso mi trovo ad incontrare nella mia vita professionale, donne maltrattate dai (propri) uomini. Spesso le violenze maggiori sono quelle psicologiche, ho conosciuto delle donne la cui personalità è stata completamente annullata da anni o decenni di insulti, umiliazioni, offese e percosse.
    Lo dico apertamente, a volte, sentendo le loro storie, mi vergogno di essere uomo.
    Sto collaborando ad un sito per le donne – che per ora non cito, nella speranza di poter aiutare più persone possibili, anche perché credo che l’unica arma per contrastare questo fenomeno sia proprio il parlarne e far capire a tutti l’importanza e la diffusione di questa brutale usanza.
    Un saluto a tutte.

  2. Laura Preite ha detto:

    grazie Francesco per la sua testimonianza. Quando vuole ci faccia avere il sito così che lo aggiungiamo nei nostri link. E se ha voglia ci racconti ancora della sua esperienza (redazionewj@gmail.com). Se lo vorrà potremo pubblicarla anche in forma anonima in un articolo/testimonianza
    Saluti, Laura

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