WOMAN's JOURNAL

Francia: cartoline pornografiche a piede libero. Le Poste contro un artista

di Giovanna Boglietti

In Francia lo chiamano l’affaire des cartes postale de seins. Un affare, quello delle “cartoline con i seni” (nella foto), che potrebbe essere destinato a fare tendenza, un po’ come tutte le esportazioni chic francesi. La notizia è apparsa per la prima volta su Libération ben due anni fa, l’affaire nel frattempo è andato avanti fino a raggiungere in questi giorni l’epilogo, o quasi. Il punto da cui partire è uno: è possibile inviare una cartolina a sfondo erotico senza ritrovarsi una diffida, e venire poi incolpati di oltraggio alla dignità umana? La sottrazione della posta, in Francia, è illegale. Tuttavia, racconta sul suo blog Agnès Giard, le cose non stanno proprio così.

Oltralpe nessuno ha il diritto di aprire la corrispondenza altrui, che sia chiusa o meno. Lo stabilisce l’articolo 432-09 del Nouveau Code Pénal. In barba al Codice penale, però, nel 2008 il direttore di uno dei centri postali di Cahors (regione del Midi-Pirenei), si imbatte in quattro cartoline altamente offensive a suo avviso (segnalate da una dipendente) e decide di portarle alle gendarmerie.

Il materiale è, senza dubbio, anomalo: vi è stampata una giovane donna con i seni scoperti e con, quel che è peggio (per il direttore), due pinze da biancheria attaccate ai capezzoli.

Il mittente delle cartoline è un artista, Philippe Pissier. Il motivo del gesto sta nella richiesta da parte del curatore di una mostra e si inscrive in una iniziativa culturale, la “mail art”, che consiste nell’inviare opere artistiche per posta. Detto, fatto: l’artista usa delle fotografie scattate a una ex fidanzata, che aveva posato per lui come modella.

Mai Pissier avrebbe pensato di incagliarsi in una questione simile: gli viene comunicato che potrebbe scontare fino a tre anni di reclusione e pagare un’ammenda di 75mila euro. L’accusa: disturbo dell’ordine pubblico e attentato alla stabilità psicologica dei minori, a causa di un’opera pornografica. Seguono la perquisizione del suo domicilio, il sequestro del suo computer e di una dozzina di opere.

Un anno dopo, Pissier è condannato per un reato che non ha commesso (e che non è contemplato dalla legge), in quanto le immagini delle cartoline non rientrano nella pornografia. Ne è certo il suo avvocato, Maître Baudel:

 La définition de la pornographie se résume en deux mots: organes génitaux. Pour être plus clair: vulve et pénis. Bien sûr, s’il s’agit d’une statue d’éphèbe antique ou d’un Jésus Christ en croix, ce n’est pas de la pornographie, c’est de l’art. La notion de pornographie ne s’applique pas à toutes ces statues qui montrent la victoire en chantant. Il est en tout cas certain qu’elle ne s’applique pas à une jeune fille topless. Qu’il y ait des pinces à linge ou pas n’y change rien. C’est de l’érotisme. Et l’érotisme ne relève de l’outrage public à la pudeur.

Non pornografia, ma erotismo dunque. Arte. E sul secondo capo di imputazione un’altra smentita, per l’avvocato: “Aucun mineur ne travaille à la Poste”. Non c’è bambino che lavori alle Poste.

Una delle caricature pubblicate sul blog di Pissier

Passa un altro anno. Nel 2010, finalmente, Pissier è rilasciato, “per non aver commesso il fatto”. Come dire, un paio di seni non sono un delitto. Molti si chiedono se ci voleva una lunga inchiesta per stabilire una ovvietà. Ma non è tutto: a Pissier le opere d’arte confiscate non sono state restituite. “Un esempio tipico di abuso della legge”, sentenzia Agnès Giard.

L’artista non ci sta. Disperato, ha denunciato il direttore del centro postale per la confisca della corrispondenza e la falsa segnalazione. Ne ha anche per la gendarmerie, che ha occultato le cartoline requisite.

Le domande sorgono spontanee. In Francia qualunque agente sarà autorizzato ad aprire la posta e a denunciare il mittente? Vale la censura di quattro cartoline, dietro al pretesto che certe forme di erotismo sviliscono la donna?

La storia dell’affare delle cartoline con i seni proseguirà, con il ricorso, a luglio.

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