WOMAN's JOURNAL

Femmine contro maschi, di chi è la colpa? Intervista a Stefano Ciccone (seconda parte)

di Sabrina Roglio

Leggi la prima parte

La politica condiziona la costruzione del modello dell’uomo forte e “maschio”?

Soprattutto quando è a corto di idee e incapace di fare proposte, la politica si rifugia nel richiamo patriarcale e nei vecchi modelli di genere. Nel libro tento di leggere alcune espressioni della politica come il leaderismo, l’uomo a cui delegare la propria identità e di capire quanto questi modelli rispondono a un riconoscimento maschile di identità, di rassicurazione e conferma. Penso che la politica spesso strumentalizzi il disagio e l’angoscia maschile per la perdita del proprio ruolo proponendo una rivincita dell’uomo sulle libertà della donna, quasi fosse una guerra tra maschi e femmine.

Nel libro propone delle soluzioni per riequilibrare i rapporti?

Sì anche se non è un manuale o un libro di soluzioni. La mia proposta è quella di cambiare la prospettiva, non discutere di pari opportunità o di guerra tra sessi, ma ripartire dal desiderio di libertà dei maschi e capire che le due libertà, quella maschile e quella femminile, non sono in conflitto ma una è condizione perché ci sia l’altra. Gli uomini devono smettere di solidarizzare con le battaglie delle donne e devono costruire una loro attività.

È il fondatore della rete nazionale Maschile Plurale, ci parla di questa esperienza?

E’ un’associazione composta da tanti piccoli gruppi sparsi in tutta Italia, nati per lavorare sul maschile. Abbiamo iniziato col tema della violenza, che veniva rappresentata dalla politica e dai media come un problema di ordine pubblico, di emergenza e i cui colpevoli erano gli immigrati. Siamo partiti affermando che la violenza ci riguarda tutti, e ha le sue radici nella cultura diffusa tra gli uomini.

Negli ultimi dieci anni abbiamo fatto tantissimo lavoro nelle scuole, nei centri anti-violenza e con gli enti locali proponendo attività di prevenzione, di formazione degli operatori e di orientamento. Nel 2006 abbiamo lanciato un appello nazionale di uomini contro la violenza sulle donne e siamo riusciti a raccogliere migliaia di adesioni. Oggi continuiamo a lavorare in modo critico sul maschile.

Riflettete anche sull’omosessualità?

Il disprezzo e l’ironia verso gli omosessuali non sono semplicemente forme di discriminazione ma uno strumento di controllo per tutti gli uomini, una sorta di avvertimento: “guarda tu puoi spassartela, anche trasgredire con le donne, basta che rimani nel modello del maschio eterosessuale”. Il caso di Berlusconi è significativo: lui dice “meglio con le donne che gay” (nel video), quindi uno può avere un sacco di donne, tradire il modello del buon padre di famiglia che lui propone, e rimanere dentro canoni accettabili. Se, invece, sei omosessuale, ti ritrovi oggetto di disprezzo sociale.

Pochi giorni fa l’Assessorato alle Pari opportunità della Regione Piemonte ha promosso un contributo aggiuntivo di 400 euro mensili ai papà che scelgono il congedo parentale, secondo lei è un’iniziativa utile?

Credo che queste azioni vadano incentivate anche se non si può usare la monetizzazione per incoraggiare certi comportamenti. Il congedo parentale è già un vantaggio perché il padre ha la possibilità di assentarsi dal lavoro ed essere retribuito. La domanda è: “perché gli uomini non sfruttano questa opportunità?”. Spesso perché c’è discredito sociale e resistenza culturale: un uomo che sceglie di stare a casa per curare i propri figli è considerato un po’ ridicolo perché non assolve il proprio ruolo sociale e si mette a preparare pappine. È importante costruire delle esperienze diverse, così che ogni anno i padri che decidono di fare questa scelta aumentino. Dobbiamo spiegare che 400 euro sono molto meno di quello che i padri potrebbero guadagnare da una maggiore relazione con i propri figli.

Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia License. Puoi linkarla citando la fonte: Woman’s Journal

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