WOMAN's JOURNAL

2 giugno 1946 – 2 giugno 2011: non solo Repubblica. La ricorrenza sbiadita

di Giovanna Boglietti

L’anniversario nell’anniversario. Il 2 giugno 2011 non si festeggia solo la Festa della Repubblica italiana, ma anche i 65 anni del voto alle donne nel nostro Paese. Un anniversario – in verità – passato in sordina, oggi superato da tante altre questioni, ma che è bene non dimenticare, come tutte le vere conquiste.
In pillole. Nel lontano 2 giugno 1946 le donne italiane andarono a votare per la prima volta e, per la prima volta, poterono anche essere elette. Le cronache riportano la leggera preminenza ai seggi degli uomini (83 per cento) rispetto alle donne (81,7 per cento). I voti rosa furono 14 milioni 610mila 845: riportare la cifra fino all’ultima unità è d’obbligo.

Dei 556 componenti dell’ Assemblea Costituente, 21 furono le donne elette nei maggiori partiti dell’epoca. Di queste, 5 entrarono  a far parte della “Commissione dei 75”, incaricata dalla stessa Costituente di formulare la proposta del testo della Costituzione italiana. Erano: Nilde Iotti (PCI), che nel 1979 sarebbe diventata la prima donna presidente alla Camera, e ci sarebbe rimasta per tre legislature; Angelina “Lina”  Merlin (PSI); Teresa Noce (PCI); Angela Gotelli (DC) e Maria Federici (DC).
Eppure, è stato lo spirito, sempre combattivo, delle donne a fare la storia di quel 2 giugno 1946. Le donne comuni hanno fatto la differenza. Lo ha raccontato il giornalista Giampaolo Pansa con il ricordo indelebile della madre, Giovanna Cominetti, per la prima volta alle urne. Pansa, allora, aveva dieci anni:

Una domenica pomeriggio mia madre mi dice: «Prendi un foglio e scrivi in stampatello questa grande frase: “La signora Giovanna Pansa chiude il negozio perché va a votare per la prima volta a 43 anni”. Mettici un punto esclamativo. Anzi, visto che non costa nulla metticene due. Così domani tiro giù la saracinesca del negozio, e ci attacco il cartello, così tutti vedono». […] Quando è arrivato a casa mio padre ha visto il cartello e ha chiesto a mia madre: «Perché hai fatto scrivere questo cartello?». E lei: «Perché domani vado a votare e voglio che lo sappiano tutti». E mio padre: «Ma lo sai che domani, lunedì, non si vota? Si vota solo oggi». Insomma […] mia madre ha preso cappello e cappotto, è uscita, ed è andata subito a votare. Ma il cartello il giorno dopo lo ha appeso ugualmente.

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