WOMAN's JOURNAL

Femmine contro maschi, di chi è la colpa? Intervista a Stefano Ciccone (prima parte)

di Sabrina Roglio

Si dice che essere donna è faticoso, ma essere uomo? Stefano Ciccone, 47 anni, coordinatore del Parco scientifico dell’Università di Roma Tor Vergata e fondatore dell’associazione nazionale Maschile Plurale, racconta a Woman’s Journal perché il maschile è stretto tra potere e libertà. L'”essere uomo” è anche il tema del suo ultimo libro uscito a dicembre del 2009 Essere maschi, tra potere e libertà edito da Rosenberg&Sellier.

Com’è nata l’idea del libro?

Un po’ per riempire un vuoto. Non ci sono molti libri che trattano questo argomento. E’ il frutto di un percorso, lungo una ventina d’anni, fatto di gruppi di riflessione e ragionamenti critici sul maschile. Questa riflessione è rimasta sempre un po’ sotterranea, invisibile. Penso sia tempo di dare voce a un nuovo concetto di maschile e mascolinità che oggi manca.

Perchè manca?

Per tanti motivi. Sicuramente perché non abbiamo le parole per esprimerlo. C’è un diffuso desiderio di cambiamento maschile, lo vedo nei giovani padri che costruiscono un rapporto differente con i propri figli, negli uomini che scelgono di avere un rapporto diverso con il lavoro, in coloro che incontrano donne che oggi vivono la sessualità in modo più autonomo e libero. L’uomo deve elaborare questi cambiamenti che avvengono quasi tutti in una dimensione individuale e silenziosa e che sono spesso ridicolizzati.

In che senso?

Un uomo che si discosta dai modelli comuni, può essere sia apprezzato che preso in giro. Pensiamo al papà che fa le pappine o a chi è più sensibile: sicuramente un’aspetto lodevole ma che spesso sottintende unidea di femminilizzazione. Come se il cambiamento fosse semplicemente diventare un po’ più femminili anziché scoprire un nuovo modo di essere maschi.

L’uomo non deve essere più femminile, quindi?

Quella è una rappresentazione che viene proposta, ma che è sbagliata. Per esempio si parla dei “mammi”: è una definizione errata. Chi mette in gioco il proprio corpo nella relazione con i figli non è un “mammo”. Bisogna trovare delle parole diverse per dire “quello è un padre affettuoso”. Non dire “hai scoperto il tuo lato femminile” ma “hai scoperto una tua sensibilità specifica come uomo che riesci a mettere in gioco”. Il problema è che per gli uomini questo elemento dell’ironia e del ridicolo è un forte strumento di controllo.

Di chi è la colpa, della società?

Sicuramente sono giudizi causati dalla cultura, ma la società non è mai estranea e sovrapposta a noi. Gli stereotipi e i condizionamenti da un lato li subiamo e frenano la nostra libertà individuale, ma dall’altro contribuiamo a riprodurli e ricostruirli. L’uomo, come maschio, ha un problema in più.

Quale?

Esiste un modello maschilista di ruoli di genere che tutti criticano. Le donne dicono: “questo mondo mi rappresenta in modo inferiore, mi esclude da alcune opportunità e io, come donna, costruisco un conflitto e combatto per affermarmi”. Ma anche io, in quanto uomo, devo battermi contro questa cultura perché nega la mia libertà, anche se non posso  semplicemente dire di essere “oppresso e svantaggiato” perché io ho potere e opportunità. È un terreno molto ambiguo. La domanda che sorge spontanea è: “perché un uomo dovrebbe fare questa riflessione visto che da questo modello può avere solo vantaggi?”

Lei come risponde?

Ho intitolato il libro “tra potere e libertà” proprio per spiegare questo:  gli uomini hanno un potere ma lo pagano con la perdita di un pezzo di libertà. Molti si sono accorti che questo ordine di cose è un po’ svuotato di senso. Non interessa più avere il potere che avevanoi nostri nonni  in famiglia o quello che cercano alcuni uomini politici.

Un tema fondamentale del libro è il cambiamento dei rapporti tra donne e uomini. Oggi le donne sono più libere, hanno maggiore facilità di accesso al lavoro e, di conseguenza, sono cambiati i ruoli in famiglia e nella sessualità. Non bisogna subire questo cambiamento ma vederlo come un’opportunità. Essere un padre temuto era un ruolo di potere ma soprattutto di solitudine; essere meno temuti ma più amati dai propri figli vuol dire un po’ meno controllo e un po’ più di umanità.

Domani la seconda parte, su Berlusconi, Politica, omosessualità e congedo di paternità.

LE INTERVISTE DI WJ:

Lorella Zanardo

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2 Responses

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