WOMAN's JOURNAL

Mamma si nasce o si diventa? In Germania la maternità passa attraverso un giocattolo

di Giovanna Boglietti

Puppen, bambole. Pupazzi di plastica delle dimensioni originali, che tutte le femminucce imparano ad accudire per gioco; quasi un richiamo all’impegno biologico che sarà loro richiesto in futuro, e che sentono di coltivare dentro dalla tenera età.

Eppure, non tutte le donne percepiscono il sentimento materno farsi pressante al punto da decidere di avere uno o più figli. In Germania, addirittura, qualcuna si affida, semplicemente, ai bambolotti. Il gioco segue le stesse regole dell’infanzia, come spiega il curioso video pubblicato dallo “Spiegel” sul suo sito d’informazione. Il titolo la dice lunga: “Der Plastik-Nachwusch: falsche Babys für echte Muttergefühle”. La generazione di plastica: neonati finti per un vero sentimento da madre.

Un modo, forse non il modo giusto (sottolinea la stessa presentatrice), per imparare che la maternità rima con felicità. Il mondo di Wendy, Max Pauline e Leon è “wunderbar”, favoloso. Questi bambini di plastica dormono con viso disteso, il ciuccio in bocca. Non urlano, non sporcano, non mangiano. Si lasciano coccolare ogni volta che la “mamma” ne sente il desiderio.

Mabel Barocha, una “mamma in prova”, si confida e afferma di provare un bellissimo sentimento, quello materno, che la spinge a portarsi a spasso il suo bimbo: l’istinto la conduce in città per cercare prodotti e vestitini per il piccolo. La negoziante è stupita e presa dalla voglia di fare l’esperienza di tenere in braccio il bambino, “così dolce”. Una mamma tira l’altra.

La vera creatrice di questi bambolotti si chiama Anette Fernikorn. Vive a Bad Mergentheim, vicino a Francoforte sul Meno. Nella sua casa di campagna i “parti” sono sempre più frequenti. La “gestazione” dura appena tre giorni, poi i bebè di Anette sono pronti per essere smerciati dalla cicogna, attraverso il sito internet “Anettes Puppen” o su e-Bay. Proprio sul web Anette ha visto i modelli per queste bambole e ha avuto l’idea di produrli tutti con le sue stesse mani. Una cura che li rende unici. Tanto che sulla homepage l’utente può vedere le foto di Flo, la sua nuova creazione: 37 centimetri di lunghezza per 1250 grammi di peso. Ancora il cordone ombelicale attaccato al pancino. Euro 190 per l’adozione.

Che dire poi dei signori Marbach: lei – Anni – porta il suo piccolo Perry in giro (“E’ il caso di andare a fare una passeggiata” comunica al marito Hans, che sta al gioco divertito) e in uno spaccio, con l’aiuto della commessa, fa il pieno di prodotti “für meine Kinder, per i miei bambini”. Pieno di pannolini, ciucci, e “la crema per il sederino, che si irrita per via della cacca”. Ride, Anni, alla battuta; quasi riesca a rendersi conto che il suo è un gioco.

Come lei, tante donne tedesche hanno acquistato o almeno approfondito la questione Reborn Puppen. Le foto delle bambole fanno capolino di blog in blog. C’è da chiedersi se l’acquisto di un bambino di plastica, con spese annesse, non significhi anche acquistare con pretese la capacità di un sentimento che, oltre alla felicità e alla soddisfazione, racchiude in sé notti insonni, visite mediche, urla e pianti. Insomma, anche tanto sacrificio. Qui sta la forza di una vera madre, dicono.

(Nella foto, una Reborn Puppe)

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