WOMAN's JOURNAL

La rete si mobilita, ce la farà a bissare il successo di piazza del 13 febbraio?

Le associazioni femminili sono sul piede di guerra. I 4 miliardi di euro di risparmio che matureranno nei prossimi 10 anni per l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego saranno usati dal Governo nel 2011 per ripianare buchi di bilancio nella Sanità e dei Comuni. Nulla alle donne, come promesso dal Governo con il decreto legge n. 78 del 2010 (leggi l’articolo di WJ), che diceva di destinare tali fondi a “interventi dedicati a politiche sociali e familiari, con particolare attenzione alla non autosufficienza e all’esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici”.

Il tema è di particolare attualità. L’ultimo rapporto dell’Istat sulla situazione del Paese presentato lunedì evidenzia come le donne sono sempre più emarginate dal mercato del lavoro e sulle loro spalle ci siano quasi la totalità dei lavori domestici e di cura, di bambini e anziani (leggi l’articolo di Repubblica). Per questo, misure che aiutino a conciliare vita familiare e lavorativa  sono determinanti per la vita delle donne. Per una volta i soldi ci sono, non vanno cercati. Sono già 40 le associazioni che hanno firmato l’appello che segue, grande assente Se non ora quando, il comitato che ha dato vita alla mobilitazione femminilie dello scorso febbraio (nella foto piazza del Popolo a Roma).

Via Pari o dispare

QUATTRO MILIARDI (ERANO) TUTTI PER NOI:

GIU’ LE MANI DAI FONDI GENERATI DALL’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE DELLE DONNE

E’ in atto un grave furto alle donne italiane, che rischia di passare inosservato.

Il Governo, con l’aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego (come da standard europei), si era impegnato ad utilizzare i risparmi che ne derivano – 4 miliardi circa in dieci anni – per interventi dedicati a favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, per la conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro e per il fondo non autosufficienza.

Quattro miliardi  nei primi dieci anni e, dopo, 242 milioni di euro a regime ogni anno: sono cifre che mai le donne italiane hanno potuto anche solo sognare.

Dobbiamo difendere questo tesoro: consentirebbe alle donne italiane e a tutto il Paese di rimettersi in marcia verso gli obiettivi europei, non solo in termini di equiparazione femminile, ma anche di crescita economica. L’Italia stenta a crescere e non può quindi ignorare ciò che è universalmente riconosciuto: il miglior ricostituente per lo sviluppo  è un tasso di occupazione femminile elevato.

4 miliardi in dieci anni per 4 obiettivi:

–        un programma pluriennale di investimento pubblico e tracciabile dei “nostri” quattro miliardi

–        più servizi per la conciliazione di tipologia diversificata

–        più misure a favore dell’inclusione delle donne nel mercato del lavoro a tutti i livelli

–        chiara identificazione dei  rappresentanti politici e sindacali che realmente si impegnano a sostenere il programma per le donne italiane

Noi che firmiamo questo appello ci mobilitiamo per una azione politica – pubblica e visibile –  contro un furto insopportabile per le cittadine di questo paese, irreparabile se dovesse giungere a compimento. Persi questi soldi, sarebbe davvero difficile continuare a parlare di misure per la conciliazione e politiche di inclusione femminile.

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