WOMAN's JOURNAL

Per vendere una gonna spogli la modella? Svilisci l’uomo? E io ti segnalo allo Iap

di Giovanna Boglietti

La pubblicità è l’anima del commercio. Parole sante, parole vecchie; sì, perché sembra proprio che gli spot, un’anima, non l’abbiano affatto. Quando la pubblicità incontra le donne, poi, tocca il materialismo più bieco.

La verità è una sola: sono i consumatori che fanno la pubblicità e loro, di contro, non ne sono coscienti. Finché capita di imbattersi, nello scatolone innovativo quanto stantio chiamato “Internet”, in qualche buona notizia. Si tratta del risveglio del consumatore, un certo Mario che, udite udite, ha scritto una mail di protesta contro una pubblicità sessista e violenta. Alla stessa ditta che l’ha creata, e non solo.

Capita infatti che un marchio di abbigliamento abbia la “fortunata” idea di tappezzare il suo sito promozionale con immagini di dubbia decenza, come quella di una ragazza presa per i capelli e trascinata da un maschietto “premuroso”. Quanto la scena possa essere affine alla presentazione della nuova “Collezione donna, primavera-estate 2011”, non ci è dato sapere.

Questa la replica dell’azienda:

«Siamo molto spiacenti di aver urtato la vostra sensibilità, non era nostra intenzione offendere nessuno, infatti la foto che abbiamo scelto è stata scattata in un momento di gioco e scherzo tra nostri due carissimi amici, fra l’altro fidanzati, ed è proprio per questo motivo che l’abbiamo scelta… in totale buona fede, con la massima serenità e a quanto pare con un po’ troppo di ingenuità… Comunque l’immagine del sito è stata cambiata per evitare ulteriori spiacevoli equivoci. Sicuri di essere capiti e nella più totale serenità di coscienza, vi porgiamo le nostre più sentite scuse».

Capita meno spesso però che un’azienda, per una semplice protesta partita dal basso, decida non solo di rispondere al Mario in questione, ma ritiri i cartelloni pubblicitari incriminati. Mario, solerte sentinella, ha fatto di meglio, scrivendo allo Iap, l’Istituto dell’Autodisciplina pubblicitaria, sconosciuto ai più. Lo Iap raccoglie le segnalazioni dei cittadini tramite apposito modulo compilabile in rete e, pochi mesi fa, ha siglato con il Ministero per le Pari Opportunità una convenzione proprio in materia di “comunicazione commerciale con contenuti di genere”.  Interessante l’articolo 9 del Codice dello Iap in materia, che illustra uno dei casi contro i quali l’istituto può agire. Si tratta di casi di

“violenza, volgarità, indecenza. La comunicazione commerciale non deve contenere affermazioni o rappresentazioni di violenza fisica o morale o tali che, secondo il gusto e la sensibilità dei consumatori, debbano ritenersi indecenti, volgari o ripugnanti”.

Tutto il mondo è Paese, le pubblicità italiane non sono le sole a deludere. Per fare la differenza, allora, c’è bisogno di consumatori che non stiano a guardare.

Video ideato e realizzato per il comitato Se Non Ora Quando Marsciano e proiettato all’evento “Oltre l’8 Marzo” (2011).

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