WOMAN's JOURNAL

Il dramma silenzioso delle dimissioni “bianche”

Le donne italiane e il lavoro, un connubio ancora difficile, e tanto, soprattutto rispetto alla realtà europea. Nel 2010 l’occupazione femminile rimane stabile, ma peggiora la qualità del lavoro, cresce il part-time (frutto però di una scelta quasi interamente involontaria), le donne si ritrovano spesso a fare lavori che richiedono una qualifica più bassa rispetto a quella posseduta, guadagnano meno degli uomini e, dopo una gravidanza, il 15% si vede costretta a lasciare il lavoro, con una ”rilevazione” choc: nella loro vita 800 mila madri (pari all’8,7 per cento delle donne che lavorano o hanno lavorato) hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere a causa di una gravidanza.

Questa l’impietosa fotografia scattata dall’Istat nel ”Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010”, diffuso il 23 maggio, sulla situazione lavorativa delle donne italiane. Nel 2010, è scesa l’occupazione qualificata, tecnica e operaia (-170 mila unità), ed è aumentata soprattutto quella non qualificata (+108 mila unità). Un secondo fattore di peggioramento della qualità del lavoro delle donne è dato dalla crescita del part time (+104 mila unità rispetto a un anno prima), quasi interamente involontaria. Un terzo indicatore riguarda la crescita delle donne sovraistruite: quelle con un lavoro che richiede una qualifica più bassa rispetto a quella posseduta. Fra le laureate, il fenomeno della sovraistruzione interessa il 40 per cento delle occupate.

Un ulteriore aspetto della qualità del lavoro concerne la disparità salariale di genere, che rimane notevole nel 2010: la retribuzione netta mensile delle lavoratrici dipendenti è in media di 1.077 euro contro i 1.377 euro dei colleghi uomini, in termini relativi circa il 20 per cento in meno. Il divario si dimezza considerando i soli impieghi a tempo pieno (rispettivamente, 1.257 e 1.411 euro). Infine, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro continua a essere molto più bassa in Italia rispetto al resto d’Europa.

Nel 2010 il tasso di occupazione femminile si è attestato al 46,1 per cento, 12 punti percentuali in meno di quello medio europeo. La difficile situazione del Mezzogiorno spiega buona parte delle distanze tra Italia ed Europa: sono circa 3 su 10 le donne occupate nel Mezzogiorno contro le quasi 6 nel Nord; il tasso di inattività si attesta al 63,7 per cento (39,6 per cento nel Nord) e il tasso di disoccupazione è oltre il doppio di quello delle donne del Nord (15,8 rispetto a 7,0).

Nel 2009, inoltre, più di un quinto delle donne con meno di 65 anni che lavorano o hanno lavorato ha interrotto l’attività lavorativa per il matrimonio, una gravidanza o altri motivi familiari. La quota sale al 30 per cento tra le madri e nella metà dei casi l’interruzione è dovuta alla nascita di un figlio. Le interruzioni del lavoro per motivi familiari diminuiscono passando dalle generazioni più anziane alle più giovani per il calo di quelle dovute al matrimonio (dal 15,2 per cento delle donne nate tra il 1944 e il 1953 al 7,1 per cento di quelle nate dopo il 1973).

Resta invece pressoché stabile tra le diverse generazioni (intorno al 15 per cento) la quota delle donne che interrompono l’esperienza lavorativa in occasione della nascita di un figlio. Le interruzioni prolungate, vale a dire le uscite dal mercato del lavoro che continuano dopo cinque anni, sono molto più elevate nel Mezzogiorno (77,1 per cento dei casi, contro il 57,2 nel Nord-est). Oltre la metà delle interruzioni del lavoro per la nascita di un figlio non è il risultato di una libera scelta e solo quattro madri su dieci tra quelle costrette a lasciare il lavoro ha poi ripreso l’attività.

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One Response

  1. […] 800mila (La Stampa, 24 maggio 2011) – Quasi un milione di donne sono state licenziate o costrette a dimettersi per aver deciso di avere un figlio. Lo denuncia l’Istat nel suo rapporto annuale insieme a molti altri dati molto chiari su che cosa significhi essere madri in Italia. Una su 3 ha dovuto lasciare il lavoro per motivi familiari. Nella metà dei casi l’abbandono è dovuto alla nascita di un figlio, per un totale di oltre 800 mila donne. Una donna su cinque fra quelle che lavorano e hanno meno di 65 anni hanno lasciato il lavoro per il matrimonio, la gravidanza o per altri motivi familiari. WJ ne ha parlato qui. […]

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