WOMAN's JOURNAL

Una proposta di noiseFromAmerika per incentivare il lavoro femminile

Il tasso di inattività femminile (e cioè la percentuale di donne tra i 15 e i 64 anni che non cercano lavoro) in Italia è al 48,5% (Istat, marzo 2011). Un livello molto alto che si differenzia per fasce d’età, per livello di istruzione e sopratutto per area geografica: la non occupazione femminile nel Mezzogiorno tocca il 63,9%  (sempre 15-64 anni) a fronte del 39,6% al Nord. E dunque, quali ricette adottare? Una la propone l’economista Sandro Brusco del blog collettivo noiseFromAmerika. L’idea è semplice: “permettiamo a tutti (uomini e donne) di utilizzare nel futuro le detrazioni fiscali per lavoro dipendente che non vengono utilizzate negli anni in cui non si lavora“. In questo modo, per l’economista si potrebbe incentivare il rientro nel mercato del lavoro senza ridurre le entrate fiscali, e quindi senza aggravi per il bilancio pubblico. Le persone che percepiscono redditi fino a 8mila euro, spiega Brusco, hanno diritto a una detrazione sull’imposta di 1,840 euro, pari al 23% del reddito massimo (8mila euro, ricordiamo che la detrazione è ‘fino a’ questa cifra), e cioè pari all’intera aliquota fiscale. In questo modo chi ha questi redditi minimi paga zero tasse.  Tuttavia, osserva l’economista, chi ha redditi inferiori alla soglia degli 8mila non sfrutta interamente la detrazione (per esempio chi guadagna 5mila pagherà ne utilizzerà solo 1,150 euro e cioè il 23%), mentre per chi ha reddito zero, come i disoccupati o gli inattivi, la detrazione rimane inutilizzata.

Il blogger di noiseFromAmerika propone di utilizzare le detrazioni non utilizzate come crediti di imposta per i successivi impieghi, da consumare nei primi anni fino a esaurimento.  Una persona non occupata da tre anni che inizia a percepire un reddito di 15mila euro, potrebbe così usufruire di un credito di 5,520 euro, che gli permetterebbe di non pagare l’Irpef per i primi due anni, e contribuire a pieno regime solo a partire dal quarto anno. L’aspetto particolarmente interessante di una simile riforma è che, se da un lato può incentivare le donne che non cercano più lavoro perché non gli conviene, con gli opportuni correttivi (ad esempio l’istituzione una soglia minima di età per la sua applicazione), non dovrebbe comportare una riduzione delle entrate fiscali. Si tratta di una ‘modesta proposta’, sottolinea Brusco, “nel senso che l’effetto netto che può generare sull’occupazione senza diminuire le entrate fiscali non è certo di dimensione tale da risolvere il problema della scarsa occupazione femminile in Italia”. (le.p.)

via noiseFromAmerika

L’Italia ha una bassa partecipazione alla forza lavoro, soprattutto per le donne, e una alta tassazione del lavoro. Un possibile modo per stimolare la partecipazione alla forza lavoro è quello di abbassare le tasse. Questo si scontra con i noti problemi di bilancio pubblico. In principio un modo per ridurre la tassazione sul lavoro senza aggravi per il bilancio è quello di ridurre le tasse solo per quei lavoratori che, in assenza di una riduzione fiscale, non lavorerebbero. Un tale intervento ”chirurgico” non avrebbe costi per il bilancio pubblico, dato che si applicherebbe unicamente a quei lavoratori che, in assenza del taglio alle imposte, non genererebbero reddito. (prosegui la lettura su nFA)

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  1. […] Per approfondire: Leggi anche la proposta di Noise of Amerika […]

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