WOMAN's JOURNAL

Casalinghe sì o no? Il dibattito è aperto

di Clarissa Monnati

In un articolo uscito recentemente sul New York Times (leggi l’articolo), Stephanie Coontz (leggi il suo cv)docente all’Evergreen State College di Olympia, Washington e specializzata in storia del matrimonio e della famiglia, sostiene che le casalinghe stanno decisamente meglio oggi che 60 anni fa. Allora lavoravano in media 55 ore a settimana senza il minimo aiuto da parte del marito, erano spesso depresse, avevano meno autostima delle donne impiegate e si sentivano più vulnerabili; inoltre avevano meno diritti ed erano meno tutelate dalla legge.

Via The New York Times

ONE of the most enduring myths about feminism is that 50 years ago women who stayed home full time with their children enjoyed higher social status and more satisfying lives than they do today.

According to the most reliable study of all data available in the 1960s, full-time homemakers spent 55 hours a week on domestic chores, much more than they do today. Women with young children averaged even longer workweeks than that, and almost every woman I’ve interviewed who raised children in that era recalled that she rarely got any help from her husband, even on weekends.

Da allora le cose sono notevolmente cambiate. Nel 2000 solo il 16% delle donne americane affermava che il marito non faceva niente in casa (contro il 30% degli anni ’80), e un terzo dichiarava che il compagno si sobbarcava la metà dei lavori domestici. Benché per molti ricercatori questi cambiamenti siano dovuti all’entrata di mogli e madri nel mondo del lavoro, Coontz sostiene che sono state le casalinghe a giovarsene maggiormente e sottolinea che sembra addirittura esserci una diminuzione del rapporto tra depressione e lavoro casalingo. Perché, allora, continuare a chiedersi se stiano peggio le casalinghe o le lavoratrici? Converrebbe piuttosto cercare di capire cosa preferiscono fare le donne.

Le teorie di Stephanie Coontz non convincono Jennifer Glass (leggi il suo Cv) dell’Università dell’Iowa e specializzata in famiglia, genere e salute mentale, che il 13 maggio risponde sulla stessa testata.

Via The New York Times

Despite the seeming advantages of having a full-time parent at home in the short run, the risks of divorce or future spousal unemployment are strong enough that any woman who chooses to be a stay-at-home mother risks her family’s future well-being.

Una donna che decide di fare la casalinga non può ignorare, per esempio, l’elevato rischio di divorzio o di perdita del lavoro da parte del marito, per non parlare del fatto che negli Stati Uniti rinunciare a un impiego significa dire addio all’assicurazione sociale e alla pensione. È vero che oggi le casalinghe stanno meglio, ma bisogna calcolare gli effetti a lungo termine di una simile scelta.

Nella foto la principessa Kate Middleton, neo sposa del futuro re d’Inghilterra mentre fa acquisti in un supermercato. In quanto principessa dovrà rinunciare a una sua carriera professionale.

Annunci

Archiviato in:economia, esteri, società, stereotipi, , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

RSS Unifem news

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Women watch delle Nazioni Unite

  • UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
    The Womenwatch RSS feed has moved to UN gender equality news feed. Please update your news reader and bookmarks.

tweets

Scrivici

Segnalaci la tua lettura preferita a tema donne, relazioni e genere redazionewj@gmail.com

Visite

  • 29,529 volte

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per ricevere le notifiche dei nuovi articoli

Segui assieme ad altri 14 follower

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: