WOMAN's JOURNAL

Gli Stati Ocse non fanno abbastanza per le famiglie, Italia fra gli ultimi

Le famiglie dei 34 membri dell’Ocse, che riunisce i paesi che hanno un’ economia di mercato e una politica democratica, sono sempre più povere. A rivelarlo è il primo rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico dedicato al benessere delle famiglie. In tutti i 34 paesi la povertà per i nuclei familiari aumenta mettendo a rischio i più deboli, i bambini. Le ragioni sono famiglie sempre più piccole (il tasso di fertilità negli ultimi 30 anni è sceso dal 2,2 all’1,7), meno matrimoni e più divorzi. Le donne, secondo l’Ocse, sono cruciali per migliorare la condizione di vita di tutto il nucleo, ma hanno ancora troppo poche possibilità di lavoro e di carriera, badano troppo alle faccende domestiche (c’è un esplicito richiamo dell’Ocse ai mariti latitanti) e i servizi per l’infanzia (scuole, asili nido, dopo-scuola) sono troppo pochi e di bassa qualità. In questo modo caricano sulle spalle delle mamme incombenze familiari troppo onerose.

L’Italia tra i 32 si colloca a un terzo dalla fine della scala, tra i meno virtuosi. L’occupazione femminile è ben sotto la media del 59% (è al 48%), il tasso di natalità è all’1,4% e la metà femminile del paese lavora 5 ore in più a casa (nelle pulizie e nella cura di piccoli e anziani) rispetto alle 2 ore e mezza in media delle altre donne (leggi l’articolo su LabItalia)

Per invertire la tendenza, tutti i Paesi dovrebbero, quindi:

  1. assicurare opportunità di carriera uguali per i due sessi;
  2. aiutare a conciliare meglio lavoro e famiglia;
  3. promuovere il congedo di paternità e la cultura della responsabilità tra i padri;
  4. investire in servizi alle famiglie;
  5. migliorare la qualità dei servizi per i bambini, in particolare quelli più svantaggiati.
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