WOMAN's JOURNAL

Afghanistan, a rischio l’istruzione femminile: “Servono fondi e nuovi istituti”

Sono circa due milioni e mezzo le ragazze afghane che frequentano oggi la scuola, contro le appena 5mila studentesse registrate nel 2001, subito dopo la caduta del regime talebano. Un incremento di 480 volte. I numeri sono certamente incoraggianti, ma sono ancora troppi gli ostacoli a una vera istruzione femminile di massa: in primis la bassa qualità dell’insegnamento, le pessime condizioni delle scuole e la non assiduità nella frequenza delle ragazze regolarmente iscritte.

“High Stakes”, il rapporto sulla scolarizzazione femminile diffuso giovedì 24 febbraio 2011 da 16 agenzie umanitarie (tra cui Oxfam e Care) parla chiaro: le ragazze che frequentano le scuole secondarie o i livelli più alti di istruzione affrontano le sfide maggiori. Se ad essere regolarmente iscritte alle scuole primarie sono 1.9 milioni di ragazze afgane, questo numero si riduce drasticamente a poco più di 400mila ragazze nella scuola secondaria e a poco più di 120mila per le scuole superiori. Al compimento dei 18 anni, solo il 18% delle ragazze frequenta ancora la scuola, contro il 42% dei loro coetanei maschi.

L’Afghanistan è uno dei paesi con la mortalità infantile più alta, ma studi recenti hanno in realtà dimostrato come quel livello crolli dal 5 al 10% per ogni anno in più di permanenza delle ragazze a scuola. Purtroppo la povertà endemica, ma anche i conflitti interni, che si estendono in zone considerate sicure fino a poco tempo fa, in aggiunta al fatto che i donatori internazionali dirottano le risorse prevalentemente verso la stabilizzazione politico-istituzionanale del paese, sta mettendo a rischio i successi ottenuti nell’emancipazione e nell’istruzione femminile nella neonata repubblica islamica.

Le conclusioni del rapporto “High Stakes” sono il risultato di un’indagine svolta su un campione di più di 1.600 persone, composto da studentesse, genitori e insegnanti che vivono in 17 delle 34 province afghane: “Le ragazze non chiedono altro che istruzione: circa i due terzi delle studentesse intervistate dichiara di voler terminare l’università. In realtà, il sistema scolastico sta fronteggiando una delle sfide più difficili dal 2001. Stiamo assistendo a una marcia indietro dopo i recenti successi nel portare a scuola le giovani e motivarle. È un terribile spreco di talento e potenziale”, afferma Neeti Bhargava, direttore dei programmi di Oxfam a Kabul.

Le persone intervistate hanno dichiarato che la povertà è il principale ostacolo per l’istruzione femminile e la principale causa di abbandono scolastico. Subito dopo vengono i matrimoni combinati in giovane età e l’insicurezza. Inoltre soltanto il 30% del corpo insegnante è donna e la grande maggioranza delle docenti lavora intorno o all’interno di zone urbanizzate. Più di un terzo delle insegnanti opera nella capitale Kabul. Al contrario, nella provincia di Khost, al confine con il Pakistan, zona ad alto rischio, solo il 3% delle insegnanti è donna, mentre nella vicina Paktika la percentuale crolla addirittura sotto l’1%.

“Dobbiamo far sì che le giovani afgane si trovino di fronte una lavagna invece che un futuro grigio. Possiamo assicurare la frequenza scolastica delle ragazze afgane formando più insegnanti donna e costruendo più scuole femminili. Rimane fondamentale che i governi donatori mantengano il loro sostegno all’aiuto allo sviluppo, in modo particolare per l’istruzione, anche quando le loro truppe avranno abbandonato il paese”, ha detto Abdul Waheed Hamidy di Coordination for Humanitarian Assistance, una delle ong locali che ha preso parte alla ricerca internazionale.

(gv)

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