WOMAN's JOURNAL

Il Brunch – Rassegna stampa della settimana

Il libro bianco delle donne italiane (La Stampa, 17 gennaio 2011) – Quindici punti, ma non rivendicazioni e basta. In Italia, lo sappiamo, nascono pochi bambini e l’occupazione femminile è al 47 per cento. Nel pianeta delle giovani senza contratto né garanzie che ha prodotto film, ma non leggi, c’è scarsa tutela della maternità, perciò può essere considerato un tantino sovversivo che al punto 1 del Libro Bianco ci sia un’indennità per tutte, anche per le disoccupate. Un modo estremo per dar voce alla fatica dell’essere madri. Il 46 per cento delle donne ritiene che la precarietà professionale sia “la prima causa nel frenare il desiderio di avere un figlio” e il 56 si sente “discriminata” perché ha un bambino, oppure potrebbe averne uno. Anche il congedo per i papà, obbligatorio (da 2 a 6 settimane) è un obiettivo ambizioso, ma piace al 97 per cento.

La lotta dell’Onu contro la violenza sulle donne (Il Messaggero, 17 gennaio 2011) – Battute, sfruttate, stuprate, schiavizzate, torturate, maltrattate. In Svezia come in Etiopia, nei Paesi industrializzati come in quelli poveri, in ogni classe sociale, tutti i giorni. Sarah e le altre, in ogni angolo del mondo, ammazzate in famiglia, come quasi sempre. “Un flagello. Non è più sopportabile. La violenza contro le donne è l’abuso di diritti umani più diffuso e radicato nel mondo”. Perciò Asfane Bassir-Pour, direttrice dell’Unric, il Centro Informazioni delle Nazioni Unite per l’Europa occidentale, ha organizzato un piano di battaglia che attraversa tutte le latitudini del mondo, al grido: “Enough is enough”.

Non soltanto bunga bunga (Il Secolo d’Italia, 19 gennaio 2011) – Tra imbarazzi e difese d’ufficio le donne Pdl rivendicano i risultati raggiunti e definiscono il caso Ruby un “becero attacco politico” nei confronti del premier: “Il valore che il Pdl conferisce alla piena realizzazione di ciascuna donna non può essere messo in discussione”.

Esistono altre donne (l’Unità, 19 gennaio 2011) – L’editoriale di Concita De Gregorio: “Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: ‘Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo’. Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità.

Il parto intelligente (la Repubblica, 19 gennaio 2011) – “Il parto migliora il cervello delle donne e lo fa diventare più grande”. In pratica la nascita di un figlio su una donna ha lo stesso effetto di un grande, grandissimo “big bang emotivo”. L’evento è così traumatico e forte che terminata la “grande impresa” le donne ne escono più intelligenti e capaci di raddoppiare gesti e azioni. Non solo, l’ossitocina, ossia l’ormone principe del parto, migliora le capacità sociali e produttive e, udite udite, fa addirittura espandere il cervello.

Dignità delle donne e authority antidiscriminazione (Il Messaggero, 19 gennaio 2011) – Nei giorni in cui molte deputate, a destra e a sinistra, si mobilitano e si interrogano sulla dignità delle donne, calpestata da certi (presunti) comportamenti del premier, alcune tra le donne più potenti d’Italia si sono mosse su un altro versante: quello che riguarda il peso delle donne nell’economia e nella politica. Mercoledì 19 gennaio queste donne, tra le quali Emma Marcegaglia presidente di Confindustria, Susanna Camusso, leader della Cgil, Anna Maria Tarantola, vicedirettore generale di Banca d’Italia, si sono incontrate al Senato per discutere la proposta di una Autorità contro le discriminazioni di genere nelle aziende e nelle cariche pubbliche.

Geisha a chi? (Corriere della Sera, 19 gennaio 2011) – In Giappone dall’anno scorso le donne single hanno iniziato ad avere un “reddito disponibile” più alto di quello degli uomini, comunica l’ufficio per il sondaggio sulla famiglia. Brutalmente, guadagnano di più. Geisha a chi? Allo sbocco della grande recessione, non a loro: le donne nipponiche hanno continuato a incrementare il loro reddito, anzi hanno accelerato l’aumento, mentre i guadagni degli uomini finivano in depressione.

Disoccupazione rosa (Libero, 20 gennaio 2011) – L’Italia non è un paese in salute, soprattutto per giovani e donne: una su due non ha lavoro e ha anche rinunciato a cercarlo. Stesso destino per un giovane su cinque: non studia e anche lui ha rinunciato a cercare un posto di lavoro. È la fotografia con molti toni grigi che descrive come sta andando il paese, come risulta da oltre 100 statistiche tra aspetti demografici ed economici, culturali e sociali. Si chiama “Noi Italia” ed è un dossier curato dall’ Istat.

Nuove regole a Bankitalia (Il Messaggero, 20 gennaio 2011) – Nei test selettivi per l’assunzione a palazzo Koch le ragazze sono più del 60%, ma si riducono al 40% di coloro che li superano. Poichè le caratteristiche dei singoli non spiegano i diversi risultati, è emersa l’ipotesi che vi possa essere una diversa attitudine verso il rischio, ovvero le donne preferirebbero non sbagliare quando non sono certe dell’esattezza della risposta, mentre gli uomini preferiscono tentare. Per questo Bankitalia sta pensando di modificare le penalizzazioni attribuite alle risposte errate.

Il suicidio di mamma Caro (La Stampa, 21 gennaio 2011) – La madre di Isabelle Caro, la modella anoressica morta lo scorso novembre, si è tolta la vita, consumata dai “sensi di colpa”. “Mia moglie si è uccisa la settimana scorsa – ha rivelato al quotidiano svizzero 20 Minuten il marito, Christian – non riusciva a farsi una ragione della morte di Isabelle. Si addossava delle colpe terribili, in particolare perché aveva consentito che la figlia venisse ricoverata”.

(gv)

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