WOMAN's JOURNAL

Come ti educo il bimbo cinese

Non esiste un solo modo di educare i propri figli, nonostante gli psicoterapeuti siano spesso concordi su molti punti: i bambini vanno stimolati e assecondati, non caricati di eccessivi compiti e corsi pomeridiani. Guai, poi a minare la loro autostima con eccessive critiche e rimproveri. Ma in Cina è tutto diverso, come racconta  Amy Chua, su un articolo pubblicato sul Washington Post. La Chua, professoressa di diritto alla Yale University, è autrice di “Battle Hymn of the Tiger Mother” (Il grido di battaglia di una mamma tigre) dove racconta in prima persona la sua esperienza prima di figlia e poi di genitore.

Una mamma alla latitudine cinese non consentirebbe mai a un figlio di dormire fuori casa, guardare la tv e giocare con i videogames, avere un voto che non sia il massimo. Queste sono solo alcune regole, perché la lista di ciò che una bimba e un bimbo cinese non possono fare è molto lunga.“Anche quando i genitori occidentali pensano di essere rigidi, solitamente non si avvicinano nemmeno allo standard delle mamme cinesi – scrive la Chua -. Per esempio, i miei amici occidentali si considerano severi perché obbligano i figli a esercitarsi con uno strumento musicale 30 minuti ogni giorno. Un’ora al massimo. Per una mamma cinese, la prima ora è cosa semplice. Sono la seconda ora e la terza che diventano difficili”. Segue il racconto di una lezione tipo di pianoforte, in cui la figlia dell’autrice, Lulu è costretta a provare un difficile pezzo di musica per tutta la notte, senza possibilità di alzarsi nemmeno per  andare in bagno. Tutto per arrivare all’unico risultato possibile: imparare a suonarlo e sentirsi dire: “guarda mamma, è facile”.

Chua spiega: “i genitori cinesi sanno che non c’è nulla di divertente, fino a che non si diventa davvero bravi. Per diventare bravi a fare qualsiasi cosa bisogna esercitarsi e i bambini da soli non hanno voglia di lavorare ed ecco perché è fondamentale andare oltre le loro preferenze personali (…) Le cose sono sempre difficili all’inizio”. Lulu rimane al pianoforte sotto la minaccia di non ricevere più nessun regalo per quattro anni. Ma non chiamatela cattiveria, e non preoccupatevi dell’autostima dei cresciuti pargoli: “una delle cose peggiori per l’autostima dei propri figli è assecondarli quando vogliono rinunciare. Non c’è nulla di meglio per crescere sicuri di sé che capire di poter fare qualcosa che pensavi proprio di non poter fare“. Parola di mamma cinese.

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One Response

  1. L. ha detto:

    Sarà un caso che in determinati paesi aventi una educazione rigida di questo tipo vi sia un alto numero di suicidi? può essere questo un fattore di rischio?

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