WOMAN's JOURNAL

Addestramento di una geisha

di Alessia Cerantola. Da Lettera 43

Diventare “espressione umana dell’arte” non basta più per essere una geisha. “Attraverso la disciplina e il talento, la geisha ha creato una vita di bellezza. Si è trasformata nell’immagine della donna perfetta, l’incarnazione della cultura e della raffinatezza giapponese, un lavoro di arte vivente. Il suo ruolo è quello di vendere un sogno di lusso, fascino ed esclusività ai più ricchi e potenti uomini del Giappone. Nei ristoranti più costosi e nelle case da tè, mentre gli uomini conducono delicate trattative commerciali le geisha servono il sake e fanno andare avanti la conversazione”, scriveva Jodi Cobb sul National Geographic.

Custodi da oltre 250 anni dei raffinati segreti della seduzione, tanto da essere considerate da alcuni «tesoro nazionale vivente», le note intrattenitrici giapponesi sfidano la modernità, adeguandosi alle esigenze dei nuovi clienti.
Dopo aver aperto sul web siti internet e blog per far conoscere se stesse e la propria professione, oggi le geisha devono arricchire il curriculum con corsi di lingua, per rispondere e conversare con i sempre più numerosi stranieri che richiedono la loro compagnia. E così la giornata di una geisha, intercalata da esercizi di canto, danza e corsi per imparare a suonare koto e shamisen, di trucco e vestizione, continua con lo studio del cinese, del coreano e dell’inglese per parlare con europei e americani. Infine per intrattenere l’interlocutore sul tema che gli è più gradito, alcune geisha si specializzano su una materia o un argomento, che va dall’elettronica al golf.

Nel passato erano soprattutto le famiglie che costringevano le figlie a diventare geisha, per sopravvivere e perché era l’unico modo per avere assicurati salute o benessere. Vendute fin dall’età di cinque anni a una casa e mantenute da un padrone che comprava loro vestiti e gioielli, diventavano apprendiste (maiko) lavorando come serve.

Oggi si diventa geisha perlopiù per scelta e il percorso dura solo qualche anno, ma richiede studio e dedizione. “Volevo fare il lavoro di mia madre, indossare gli splendidi vestiti e avere la possibilità di incontrare persone famose”, ha spiegato una geisha di Atami, località balneare a sud est di Tokyo nota per questo tipo di intrattenimento. E così ha iniziato l’apprendistato. Per altre si tratta di un lavoro come un altro per fare soldi. “In fondo siamo anche molto più libere e indipendenti di una volta”, ha continuato continua la ragazza, “e fare la geisha è più facile”.

Ma la crisi economica ha reso difficile la loro sopravvivenza. Negli anni ’70 e ’80 gli uomini, tra cui molti manager, arrivavano a spendere l’equivalente di centinaia o migliaia di euro per stare in compagnia di una geisha, ma, dopo lo scoppio della bolla speculativa all’inizio degli anni ’90, le ricche serate sono diminutite, la clientela è cambiata e sono state introdotte tariffe alla portata dei comuni lavoratori.

Ridotti i compensi, la categoria ora sopravvive soprattutto grazie alle attività organizzate dalle “case”, le okiya, per cui lavorano le ragazze, o al sostegno degli enti pubblici che organizzano per esempio spettacoli, locali o itineranti, per l’intrattenimento dei turisti.
Da novembre 2010, per sostenere le geisha si è aggiunta anche un’iniziativa della Camera di commercio e dell’industria di Tokyo che, nell’ambito del progetto di sviluppo del Paese attraverso le risorse locali, promosso dal ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria giapponese, ha organizzato tour nella città di Shinagawa, a Tokyo, con serate a tema e intrattenimento in cui si esibiscono anche le geisha. “Nel periodo Edo, dal 1603 al 1868, questo era un noto quartiere di piacere con più di 200 geisha»”, ha spiegato al giornale Tosho shinbun il responsabile di una delle associazioni che partecipano al progetto. “Vorremmo far conoscere una nuova Shinagawa per tramandare e fare rivivere questa tradizione”.

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