WOMAN's JOURNAL

Padri divorziati: i nuovi poveri

di Giovanna Boglietti

Non sarà il suo caso ma la difficile posizione che Marco Castoldi, in arte Morgan, ricopre da alcuni anni, e di cui si parla in questi giorni di festa, rispolvera una questione spinosa: le pari opportunità nei divorzi e le difficoltà dei padri separati o divorziati.

La fine della storia tra il cantante Morgan e l’attrice Asia Argento è cosa nota, così come la nascita della loro figlia Anna Lou, di 9 anni. I due genitori sono da tempo impegnati in un duro braccio di ferro in aula giudiziaria per l’affidamento condiviso come vorrebbe lui o esclusivo, come vorrebbe lei, della bambina. L’ultima querelle è nata a causa delle feste, che il padre non potrà trascorrere con la figlia. La bambina è in vacanza con la madre negli Stati Uniti.

Morgan con Asia Argento e la loro bambina

Fuori dalla storia personale di Morgan, da tempo si discute di una nuova categoria sociale che aumenta con l’accrescersi del numero di divorzi e separazioni in Italia. L’Associazione matrimonialisti italiani fa sapere  che ogni anno in Italia si separano 160mila persone e 100mila sono i nuovi divorziati. Il fenomeni riguarda operai, insegnanti, impiegati. Dagli ultimi dieci anni si parla di padri separati, che denunciano una discriminazione in sede di divorzio. In questo, dicono, le donne sono sempre la parte avvantaggiata. Anche se spesso proprio dalle mogli dipende la rottura.

In tutta Italia vengono organizzati saltuariamente piccoli presidi, per ricordare che i padri separati esistono, non soltanto come distributore per il mantenimento dei figli. Le richieste sono sempre le stesse: vedere più spesso i bambini. Ma la crisi non risparmia neanche loro e l’assegno di mantenimento spreme le loro entrate, fino a rendere difficile il rifornimento di benzina.

Eccoli, allora, i padri separati della classe media, che tende verso la povertà. Il 25 per cento degli ospiti delle mense per i meno fortunati sono padri separati, l’80 per cento sono divorziati. Si mettono in coda, dormono in auto.

Come tanti Morgan chiede l’affido condiviso. Di recente si è tornati a mettere mano alla legge del 2006, con l’intenzione di aggiungere un nuovo disegno di legge in materia. Marino Maglietta, presidente dell’associazione Crescere Insieme ed estensore tanto del progetto originario quanto della nuova proposta, afferma che non si tratta però di rivendicazione maschile:

“Piuttosto, l’affido condiviso va incontro in primo luogo al minore, che ha la possibilità di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori; poi a quei padri che si vedono ingiustamente privati della possibilità di occuparsi dei figli e che sono ridotti a una semplice fonte economica. Infine, alle donne che godranno di una più equa ripartizione degli oneri diretti di cura”.

Quali sono le novità allora introdotte per l’affidamento condiviso?

Si introduce il concetto di doppio riferimento abitativo e si prevede che il minore ci resti per un tempo comparabile con entrambi i genitori. Sia il padre che la madre pertanto sono chiamati a prendersi cura personalmente del bambino; nessuno dei genitori viene “espulso” dalla sua vita.

Nel nuovo modello, sia il padre che la madre mantengono direttamente il figlio, ciascuno per i capitoli di spesa che gli sono assegnati. Per tali capitoli ogni genitore paga e decide. In particolare, l’impegno economico richiesto al padre e alla madre è proporzionale alla rispettiva capacità economica, e l’eventuale differenza di risorse viene tipicamente gestita giocando sulla ripartizione dei capitoli.

In buona sostanza l’assegno non è più necessario e resta solo nel caso ci sia uno squilibrio molto forte tra i due redditi.

L’affido condiviso potrebbe allora recuperare valore. La percentuale di affidi condivisi stabiliti dalle Corti  (78 per cento) è stata infatti inferiore alle attese e, nei casi in cui l’affido condiviso è stato concesso, è stato quasi sempre svuotato di significato. In futuro sarà, in sostanza, l’unica soluzione possibile. La scelta tra affidamento condiviso e affidamento esclusivo non sarà a discrezione del giudice; così, l’esclusione di un genitore dall’affidamento diverrà possibile solo in presenza di una sua dimostrata pericolosità nei confronti dei figli.

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