WOMAN's JOURNAL

Le italiane: prostitute o sante

di Giovanna Boglietti

Hure oder Heilige. Prostitute o sante. In Germania non si usano mezzi termini per descrivere le donne italiane, ma come le vedono gli italiani. Così pensa lo Spiegel, che in un articolo firmato da Fiona Ehlers tira in ballo il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, Emma Bonino e Rosy Bindi, Ruby e Noemi; fino a Lorella Zanardo, autrice e voce del documentario Il corpo delle donne, fattosi libro. Simbolo della denuncia della mercificazione della donna in tv. E il premier, Silvio Berlusconi.

Volti e ruoli diversi nel panorama dell’attualità del nostro Paese, che i tedeschi analizzano per noi. L’articolo prende spunto dalla ministra Carfagna, che ha minacciato di abbandonare la coalizione di Berlusconi, diventando “spinta per tutte le donne che da tempo si difendono contro il machismo e gli antiquati ruoli stereotipati”. Ma cosa scrive di lei lo Spiegel?

È una carriera fiabesca quella della Ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna, soltanto possibile nel mondo di Cenerentola- oppure in Italia. Qualche anno fa la ragazza del sud Italia appariva sdraiata, il corpo unto con l’olio avvolto da una rete da pesca, come una Pin-up appesa nell’armadietto di un lavoratore, e alla sera, nella fascia oraria migliore, sgambettava in varietà televisivi, la gonna alzata fino al limite dei peli pubici. […] la “ministra più bella del mondo”, è la creatura di Silvio Berlusconi, il quale la vide in uno dei suoi canali e disse di volerla sposare. Questo portò alla ‘guerra delle due rose’ con Veronica Lario, la moglie con la quale era all’epoca ancora sposato. Un anno dopo Carfagna diventò Ministro per le Pari Opportunità. Una carriera lampo che molte donne italiane considerano un’offesa, una prova dell’immagine distorta della donna in Italia, come se per far bella figura bastasse essere belle e docili. Ma andò diversamente. Subito dopo la sua nomina nel 2008 la Carfagna apparve trasformata, somiglia ad una suora, porta capelli corti e abiti casti. Perché trovava spaventoso come le donne vendessero il proprio corpo e come primo atto d’ufficio tentò di prevedere una pena per la prostituzione di strada. Per questo venne coperta di cattiverie, era considerata il prodotto del suo artefice, un esempio paradigmatico di come le donne venivano viste in Italia. Tuttavia i suoi incarichi la fecero maturare.

 Poi l’uscita di scena di Mara Carfagna, sfiorata. Ed ecco l’affondo dello Spiegel ai colleghi italiani:

 I media italiani fanno passare per sensazionale la rivolta della ministra, malgrado da tempo sia la normalità in Italia. Da anni le donne si ribellano, lottano contro i ruoli che piacciono al loro Paese: sante o puttane, nel mezzo non c’è nient’altro. I nemici sono potenti: sono il machismo, i vecchi luoghi comuni e l’influenza della Chiesa cattolica. Le donne sono fiere di poter mostrare in pubblico il loro corpo, è parte della loro emancipazione, ma sanno anche che tale libertà è mutata in un’esibizione da quattro soldi, soprattutto in televisione. Temono una regressione al Medioevo, come se le donne sagge non avessero cambiato nulla in questo Paese: la pedagogista Maria Montessori, la scrittrice Oriana Fallaci, l’ attrice Anna Magnani, l’editrice Inge Feltrinelli.

All’estero ci si interessa delle iniziative italiane, che passano inosservate o superficialmente a livello nazionale:  

Al momento centinaia di migliaia di donne sottoscrivono petizioni a favore della “dignità delle donne italiane”, discutono nei talk-show come l’ ex Commissario europeo Emma Bonino e la vice presidente della Camera dei Deputati Rosy Bindi, insultate dalle parole di Berlusconi: “più intelligenti che belle”. Esse lavorano alla base, si battono per i posti di lavoro e i diritti delle collaboratrici domestiche e prostitute che lavorano nell’ illegalità. Lorella Zanardo, 52 anni, è stata manager pubblicitaria per la multinazionale Unilever, ha studiato danza e recitazione, e conosce bene l’ ambiente televisivo. Ha vissuto a Monaco e Parigi, al suo ritorno rimase scioccata quando vide il ruolo che le donne ricoprivano in pubblico. Nelle inserzioni in cui, per reclamizzare i vestiti di Benetton, portano alla bocca dei cetrioli in modo pornografico. O in televisione. 

La spaventosa registrazione della Zanardo (ndr Il Corpo delle Donne) mostra una soubrette che penzola da un gancio per la carne e un macellaio le stampa sulle natiche nude la data di scadenza; questo episodio è successo nella trasmissione “Scherzi a parte” e si è impresso nella memoria collettiva degli italiani. Nella scuola milanese dopo questa scena le insegnanti si asciugarono le lacrime, gli alunni scivolarono sulle loro sedie muti per la vergogna. Non è che queste immagini siano nuove per loro, hanno solamente imparato ad interpretarle. 

Ma proprio in queste ore anche su Facebook sta partendo una protesta del movimento legato al Corpo delle Donne, contro i media (lo spunto nasce da un articolo “omertoso” apparso su Repubblica) che tacciono e “guardano all’estero, ma non alle iniziative di casa loro”:  

La cultura dell’harem di Berlusconi e il sessismo in televisione hanno fondato una intera generazione, dice Zanardo, al giorno d’ oggi tutte vogliono essere come Ruby e Noemi; la professione dei sogni per le ragazze è sempre di più quella di diventare velina. […] La ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna è contro le quote rosa. Ancora. In Italia viene celebrata come una che prova a percorrere la strada della rivolta, come una che offre speranze. Speranze per altre donne che la seguono e perciò presto il termine ‘Escort’ non sarà più sinonimo della politica italiana, bensì semplicemente il nome di una vecchia auto della Ford.

 Come a dire, insomma, che la redenzione è possibile. Le italiane come la Maddalena.

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Archiviato in:esteri, Politica, società, stereotipi, , , , , , ,

3 Responses

  1. eleonora ha detto:

    in lnea di massima sono d’accordo, occhio però a non cadere nel trappolone: scagliare per primi la pietra non vuol dire essere moralmente elevati o immuni da critiche nello stesso senso… Un pò come quando puntano il dito contro la tv ital…iana (che, per carità, nn sparo sulla croce rossa) ma all’estero non c’è poi molta differenza, anzi, si toccano vette sconosciute a noi “verginelli”! Facciamoci caso,c’è la tendenza a criticare altri paesi passando allegramente sopra i propri difetti! Vogliamo farci un giretto per la tv teutonica e vedere cosa troviamo?Oppure analizziamo qualche campagna pubblicitaria? Scommetto che non ne uscirebbero così “santi”… il fatto è uno solo: la visione del corpo femminile è una problematica che oltrepassa i confini dello Stivale. Il problema è un altro: qui la si usa per una critica politica. Allora facciamola pure, questa critica, ci sta. Non mettiamo in mezzo il pensar comune e non facciamo passare una intera popolazione per retrograda, però.

  2. Alberto ha detto:

    Il discorso sarebbe davvero lungo. Non è una esclusiva italiana, quella dello sfruttamento becero delle grazie femminili. Basta vedere in USA personaggi come Paris Hilton o in inghilterra le onnipresenti WAGs (wives and girlfriends) dei calciatori, vere veline di oltremanica. E idem dicasi per (in generale) la fascia di programmi “bassa”, Grandi Fratelli e isole varie sono fotocopiate in giro per il mondo. La differenza con certi modelli sta più in alto. Nell’ambito economico, politico, dirigenziale, in cui paesi (ovviamente come primi quelli scandinavi) hanno anni fa IMPOSTO quote rose ed una diversa idea di pari opportunità. Dopo qualche anno di critiche e problemi il sistema ha rivoluzionato e migliorato le cose.
    In Italia siamo ancora siamo ancora a nani e ballerine.
    Perchè se è vero che parlando di tv italiana ed estera mal comune mezzo gaudio, non è quello il livello della vita pubblica a cui chiedere una moralità più alta. E’ quello di chi prende le decisioni (politiche e non). Da loro all’estero sono messi meglio di noi, e lo vediamo giorno dopo giorno.

  3. L. ha detto:

    quando c’è da sguazzare in una critica feroce che tende a mettere in luce evidenti problematiche di casa nostra senza che si guardi a quelle altrui, tra Spiegel e la Bild non so chi sia peggio.
    Un giornalismo serio italiano metterebbe in luce questa situazione interessandosi di iniziative estere?Forse qualcosa vedo,ma rimane di secondo piano.

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