WOMAN's JOURNAL

Videogame:il sesso a portata di mano

di Giovanna Boglietti

Velina, Letterina-Letteronza, Schedina, corteggiatrice, Coniglietta. La donna dei tempi moderni non smette di alimentare istinti preistorici. Lo fa sui giornali, attraverso le pubblicità più ammiccanti, in tv. L’ultima frontiera dell’inibizione è stata Internet, ma è venuta l’ora dei videogiochi erotici.

 

Lo sbarco nell’interattività ludica è della più sofisticata tecnologia. Di videogiochi a luci rosse in 3D si parla da tempo, come della loro casa produttrice, la ThriXXX. L’azienda starebbe lanciando un prodotto su Kinect, il controller per X-box lanciato da Microsoft poco più di un mese fa, anche in Italia. Un mix di sensori di profondità, telecamera, raggi infrarossi, quattro microfoni multidirezionali: tutto per consentire all’utente di interagire con la console senza l’uso di alcun controller da impugnare, ma solo attraverso i movimenti del corpo e i comandi vocali o gli oggetti presenti nell’ambiente.    

Basta muovere allora una mano per toccare la bambolina interattiva, programmata per reagire. La Microsoft nega: “Kinect è stato pensato per il divertimento dei bambini e di tutta la famiglia. Non ci sarà mai alcun videogioco sexy per Kinect”. Ma, secondo siti specializzati, la distorsione di Kinect era presumibile e non è detto che qualche software house non trovi il modo di far giocare al sesso virtuale, proprio attraverso la tecnologia che consente di interagire con il gioco usando il corpo senza mediazioni tecniche.

Su Youtube intanto fa il pieno il video che propone la demo del gioco, solo per adulti. Non stupisce. Oltre ai curiosi, di cyber sesso si parla come uno dei nuovi mali portati da Internet (con dipendenza da Facebook e da gioco d’azzardo). I più esposti però restano i giovanissimi, che con le tecnologie più avanzate sono cresciuti. Secondo Save che Children Italia, il 14 per cento dei teenager italiani mette on line le proprie immagini di nudo per ottenere ricariche telefoniche o altri compensi. E poi il 40 per cento degli adolescenti guarda abitualmente immagini o video erotici, il 22 per cento avrebbe rapporti intimi con qualcuno conosciuto solo via Internet. E per il 10 per cento dei ragazzi la fonte di informazioni sul sesso principale è la tv. Oramai è un fiorire di ragazze che si spogliano via web-cam, pagate, o che cercano di caricare video dubbi su Youtube. Il cellulare è già storia vecchia.

C’è dell’altro. Proprio nei giorni scorsi la Società italiana di ginecologia e ostetricia ha lanciato l’allarme: “Il sesso virtuale alla portata di giovanissimi può far perdere loro il contatto con la vita vissuta e portare a comportamenti rischiosi”.  Si riducono le precauzioni nella vita reale, perché il web abbassa le inibizioni dei giovani e così aumentano rapporti non protetti e comportamenti a rischio, che portano a gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili. In Gran Bretagna, segnalano i ginecologi, è stata addirittura rilevata la correlazione tra le aree in cui Facebook è popolare e il numero di persone affette da sifilide.

Ancora una volta trova conferma il recente studio di Susan Fiske, psicologa della Princeton University in New Jersey: l’eccesso di immagini femminili da cui siamo quotidianamente bombardati sembra avere un effetto negativo inconscio sul modo in cui gli uomini percepiscono le donne. Vale a dire: nel cervello maschile, dopo la visione di foto di donne in bikini o in pose sexy, si attivano intensamente le aree normalmente attivate prima di maneggiare utensili da lavoro, come martello e cacciavite. Nel cervello maschile si spengono i centri neurali dell’empatia, i circuiti deputati ad interagire con gli altri e a comprenderne le emozioni. Ecco che i primi verbi che passano per la testa agli uomini, quando osservano immagini di donne in bikini, sono del genere “afferrare, maneggiare, spingere”. Per alcuni non si verifica attività cerebrale.

Niente di scientifico, però, per la Fiske. Più il soggetto si rivelava sessista rispondendo a un questionario costruito ad hoc, maggiore era la sua tendenza alla oggettificazione delle donne in abiti succinti che guardava.  Come a dire, il sessismo deriva da convinzioni culturali. Non è biologico, tantomeno scusabile. E neppure virtuale.

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Archiviato in:cultura & scienza, salute, stereotipi, tecnologia, , , , , ,

2 Responses

  1. L. ha detto:

    ci sarebbero molteplici commenti da fare:

    1)i ragazzi stanno crescendo frustrati,a furia di avere queste immagini che sembrano dire:”se non fai sesso,non sei nessuno”,perdendo così il valore del sentimento a tappe…ci sono cioè delle età precise e situazioni di vita che vanno vissute in base all’età.
    2)se non sono frustrati,a 18 anni sono già ultra esperti al punto da figliare o (peggio) compromettere la salute con comportamenti sessuali a rischio
    3)abbiamo di conseguenza ragazzi vuoti…di sentimento,di valori,di tutto….e la mercificazione del sesso rimane l’unica costante,se non ragione di vita.

    Come ultimo commento dico una cosa a “noi adulti”: ma i benefici del fare l’amore (quello vero!) o al limite del sesso tra 2 persone molto consenzienti tra loro (parliamo di persone comunque sia equilibrate,che hanno vissuto o vivranno storie serie senza questi eccessi) sta scomparendo? altro che virtuale, w il sesso reale a 360 gradi(per non citare l’angolo retto ;-)), ancora meglio se con la persona che ami

    • Giovanna Boglietti ha detto:

      Hai ragione, caro L.
      Il fatto è che molti comportamenti normali vengono snaturati dalla nuova tecnologia. Si va avanti ma si torna indietro, paradossalmente. E alcuni esperimenti diventano vere e proprie patologie. Dalla curiosità alla morbosità. Ma è così innovativo riscoprire il calore delle carne?

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