WOMAN's JOURNAL

Mosuo, il regno cinese delle donne

Una società dove le donne non si sposano e hanno tutti gli amanti che desiderano, e la cui lingua non include le parole “marito” o “padre”. Dove sono responsabili di decisioni private e collettive. Esiste davvero: si chiama Mosuo, ed è una tribù che vive sul lago Lugu, al confine tra le province del Sichuan e dello Yunnan nel sudovest della Cina, a 2700 metri sul livello del mare. Si tratta di una delle ultime comunità matriarcali esistenti, ed è stata documentata dal fotografo Luca Locatelli per il settimanale inglese The Observer (clicca anche sulla foto per accedere alla gallery) e riportato dal Guardian in questo articolo.

Nel “Regno delle donne” – come viene chiamato in Cina – vivono 40mila persone, in piccoli villaggi intorno al lago. Qui le donne sono “in charge”. Sono le proprietarie di terreni e immobili, gestiscono l’economia privata e domestica, hanno pieni diritti sui loro bambini. Agli uomini sono lasciate decisioni più politiche, e, dice Locatelli, “vivono in una condizione paritaria, anche se il potere delle donne è leggermente prevalente”.

La pratica più sorprendente di questa comunità è però lo zuo hun, il “matrimonio in movimento” (o qualcosa del genere): dall’età di 13 anni (quando avviene il rito di passaggio all’età adulta) le ragazze possono scegliersi quanti amanti desiderano tra gli uomini della tribù, senza limiti per il resto della loro vita. Gli uomini, chiamati axias, svolgono attività di pesca e allevamento di animali, e la sera visitano le amanti, spesso in segreto. I bimbi che saltano fuori da queste incognite nottate vengono tirati su dalla famiglia della donna. Niente padri: i maschi vengono genericamente chiamati zii, e nessuno si preoccupa o si vergogna di non sapere chi sia il suo babbo.

Potere dell’evoluzione culturale, quando avviene in isolamento. Quando però l’isolamento finisce, queste fragili realtà rischiano l’estinzione. Il turismo dilaga, attratto dall’idea che le donne del posto offrano prestazioni sessuali gratuite. Il governo cinese, spiega l’articolo del Guardian, è svelto a cercare di monetizzare le abitudini Mosuo. Tanto da istallare un casello sulla nuova strada dove si paga 5 dollari per accedere all’area. Nel villaggio principale Luoshu sono sorti casinò, hotel, ristoranti e “karaoke bars”, e si è istallato un fiorente business della prostituzione importato da fuori e spacciato per Mosuo. Racconta Locatelli la sorpresa ad aver trovato “un sacco di gente che chiedeva soldi, baristi e prostitute chiaramente non Mosuo”.

Alla ricerca dell’autenticità, Locatelli si è spostato sull’altra sponda del lago, “dove ancora si praticano le stesse tradizioni da 2mila anni. Persone gentili che vivono una vita felice”. (le.p.)

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One Response

  1. Ministerici Italiani ha detto:

    è un peccato però che faccia ancora notizia nel 2010 che le donne comandino da quache parte del mondo o che comunque non siano relegate a ruoli di terz’ordine 😦
    in ogni caso spero di visitare questo posto un giorno!

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