WOMAN's JOURNAL

L’abito? Influenza l’ascolto, e svela i pregiudizi

Si dice che l’abito non fa il monaco. Ma, di certo, fa la musicista. O, piuttosto, influenza lo spettatore che osserva la sua esecuzione. Lo dimostra un esperimento, svolto da Noola Griffiths, psicologa della Teesside University a Middlesbrough (Uk), che studia gli effetti cognitivi della musica. Lo studio è stato riportato da Ben Goldacre in questo articolo per la sua ribrica Bad Science sul Guardian.

Quattro violiniste sono state riprese in video durante l’esecuzione di alcuni brani, abbigliate in tre diversi modi: vestito da concerto, jeans, e tenuta da discoteca. In più, un video è stato realizzato nell’oscurità, in modo che non fosse visibile il corpo, ma solo nastri bianchi collocati sulle articolazioni. Le quattro musiciste erano studentesse tra le 10 migliori dell’anno, e “paragonabili” per caratteristiche fisiche: tra i 20 e i 22 anni, bianche, taglia 42, taglia scarpe 36-38. E anche per caratteristiche estetiche, almeno secondo l’indice “MBA California facial mask”, un sistema di misurazione della bellezza del viso. Sistema, dice Goldacre, probabilmente idiota, ma che può adattarsi al tentativo di esperimento.

I brani sono stati eseguiti con un tempo di 104 battiti al minuto, in modo da poter essere sostituiti, in audio, con un’altra registrazione indipendente. Questo per evitare l’obiezione che l’abito potesse influenzare l’esecuzione. Ed ecco l’esperimento: sono stati invitati 30 musicisti (se maschi e femmine o solo maschi, Goldacre non lo dice) della Sheffield Philharmonic Orchestra a visualizzare i video (ciascuno separatamente), con diverse combinazioni di abito, pezzo ed esecutore. Risultato: per quanto la registrazione fosse la stessa, le violiniste in abito da concerto hanno ottenuto i giudizi tecnici (in un punteggio fino a 6) più alti, seguite da quelle in jeans, ultime le discotecare.

L’esperimento dimostra come, nella musica, i nostri giudizi uditivi sono altamente influenzati dal contesto visivo. Potrebbe probabilmente essere replicato al maschile, ottenendo simili risultati. Più in generale, evidenzia come nella sfera cognitiva e comportamentale alcune convenzioni come gli abiti, gli accessori, il trucco,  influiscano più di quanto pensiamo, creando indizi contestuali che guidano le nostre valutazioni, per quanto “liberi da pregiudizi” ci definiamo.

Probabilmente è impossibile, ma sarebbe bello poter quantificare in modo sperimentale, gli indizi cognitivi che guidano le valutazioni di genere. Nella selezione dei musicisti, almeno in Italia, forse qualche ruolo lo giocano (insieme ad altri fattori). Basta pensare che dei 135 membri che compongono l’organico dell’orchestra della Scala solo 27 (se ho fatto bene il conto) sono donne. (le.p.)

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