WOMAN's JOURNAL

Il Corano è mio e me lo gestisco io

di Giovanna Boglietti

Titolo: Le donne di Allah. Perché Allah ama le donne. Sono gli occhi di una italiana, Anna Vanzan, iranista e islamologa dello Iulm di Milano, quelli che da anni si posano sulle donne del mondo arabo e che attraverso i quali è stato scritto un nuovo saggio sul femminismo islamico, edito da Mondadori.

“Il femminismo non è un’esperienza esclusiva dell’Occidente. Lo raccontano, e soprattutto lo dimostrano, le musulmane che ho incontrato in Turchia, Malesia, Iran, Indonesia, Egitto. Sono filosofe, studiose dei testi sacri, attiviste”, questo il presupposto dell’autrice.

Su Facebook lo si traduce così: il Corano è mio e me lo gestisco io. Motto simile a quello che ha determinato una delle rivoluzioni di genere tuttora controverse in Occidente, la gestione dell’utero e dunque delle gravidanze da parte delle donne. Islam e movimenti femminili, emancipazione e fede musulmana per molti suonano come accostamenti inconciliabili; eppure, il femminismo islamico “si basa proprio su una rilettura del Corano da una prospettiva femminile, afferma l’uguaglianza di genere e propone la riforma di leggi e istituzioni patriarcali in nome dell’islam”, secondo Renata Pepicelli, ricercatrice di geopolitica del Mediterraneo. Il movimento è variegato, perché ci sono le islamiste che pretendono parità nella sfera pubblica e le femministe islamiche, che la cercano anche nell’ambito privato.

Ma femminismo e mondo arabo sono poi così distanti? Il termine “femministe islamiche” è stato coniato in Francia alla fine dell’Ottocento, per poi spostarsi negli Stati Uniti. Già ai primi del Novecento, erano presenti movimenti in Egitto. Se ne parla oggi più di ieri, soprattutto in relazione alle manifestazioni di libertà in Iran: tra i dissidenti e i blogger che denunciano il regime ci sono anche donne, pronte a svelare i segreti della loro condizione.

L’esperta Margot Badran, del Center for Muslim-Christian Understanding, dell’Università di Georgetown: “Il Corano afferma il principio di uguaglianza di tutti gli esseri umani, ma nella pratica l’uguaglianza di uomini e donne è impedita da ideologie e pratiche patriarcali. È stata questa giurisprudenza influenzata dall’ideologia patriarcale che ha portato alle formulazioni contemporanee della shari’a. Anche gli hadith, cioè i detti e i fatti del profeta Muhammad, non sempre autentici, sono stati spesso utilizzati per sostenere pratiche patriarcali. A volte gli hadith sono di provenienza dubbia e a volte vengono usati fuori dal contesto. Una priorità del femminismo islamico è dunque quella di andare direttamente al testo sacro fondamentale e centrale dell’islam, il Corano”.

Nella struttura patriarcale la donna è assoggettata all’uomo, custode della sua moralità. Se una figlia commette un atto che il padre giudica “poco morale” viene punita immediatamente. Non ha importanza cosa abbia commesso, l’importante è il metro di giudizio del padre. Le femministe hanno dimostrato che non c’è scritto nel Corano che la struttura famigliare debba essere di tipo patriarcale; anzi, hanno dimostrato che nell’antichità le famiglie nell’Islam erano tutte di tipo matriarcale. Esistono, infatti, molti versetti (ayat) del Corano che affermano l’uguaglianza uomo-donna. Uno di questi si trova nella sura aI-hujarat.

Oh umani, vi abbiamo creato da un’unica coppia di uomo e donna, abbiamo fatto di voi poi tribù e nazioni in modo che possiate conoscervi l’un l’altro [non disprezzarvi l’un l’altro]. Il più nobile fra di voi agli occhi di Dio è colui che è più giusto [colui che maggiormente pratica taqwa, devozione].

Dunque, tutti gli esseri umani sono uguali, si distinguono fra loro solo in virtù della pratica del principio coranico, fondamento della giustizia. Non c’è obbligo di velo nel Corano. Vi si sostiene i diritti della donna, come decidere l’uomo che vuole sposare, il diritto di avere una educazione, il diritto di avere la stessa parte di eredità di un uomo e anche il diritto di non coprire i capelli. Quanto ai castighi corporali, le femministe islamiche affermano che l’islam non condona le pratiche di violenza contro le donne. “Questo non porrà certo fine a tali pratiche, ma è una delle molte armi contro di esse”, dice Badran. In Marocco, per esempio, le rivendicazioni hanno portato a un nuovo Codice della famiglia nel 2004.

Il femminismo parla di verità scomode (il “delitto d’onore” o le spose bambine che muoiono di parto, comprate legalmente perché non esiste il reato di pedofilia) e propone soluzioni anche nella pratiche: l’ultima in Siria è il kit della verginità, venduto di contrabbando. Un imene artificiale sotto forma di piccoli sacchetti da inserire all’interno della vagina. Questi, una volta iniziato l’atto sessuale, si rompono provocando la fuoriuscita di un liquido rosso del tutto simile al sangue dando la sensazione, all’uomo, che la ragazza sia vergine. Parlare di “femminismo islamico” può costare la vita. Eppure, c’è chi vuole rivalutare la donna e il Corano con lei.

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One Response

  1. Alberto ha detto:

    E’ curiosa come via verso il femminismo quella dello studio delle scritture sacre…mondi diversi, diverso modo di emanciparsi.

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