WOMAN's JOURNAL

Stalking: in Spagna il braccialetto elettronico, in Italia solo la legge


di Giovanna Boglietti

Lei, questa volta, si chiama Vincenzina. Lui, omicida per ossessione, è Franco, naturalmente l’ex compagno. La loro è una di quelle storie che si incasellano sotto la categoria stalking, per poi passare sotto quelle di omicidio e suicidio.

Vincenzina e Franco sono una coppia matura, lei ha 53 anni e lui 55. Vivono in provincia di Cuneo, in Piemonte. Gli ultimi istinti della loro vita seguono un copione già scritto. L’uomo chiede alla ex di parlare per l’ennesima volta, perché vuole tornare con lei. La aspetta, la convince, entra in casa, minaccia la donna, le scarica addosso quasi tutto il caricatore. Poi, si spara alla testa.

Lo “stalking”, vale a dire molestie persistenti e rischiose, è diventato reato con un decreto legge in vigore dal febbraio 2009. Ma sulla validità del provvedimento ancora si discute.

Secondo Maria Grazia Scacchetti, vicepresidente del Forum-Associazione Donne Giuriste si è trattato di “una conquista importante del Codice penale perché, prima della sua entrata in vigore, la vittima di stalking poteva essere tutelata penalmente soltanto se tali atti si concretizzavano in gesti considerati ‘criminosi’: ad esempio la violenza privata, la minaccia o le molestie in luogo pubblico o per telefono. Mentre gli atti persecutori che concretizzano lo stalking consistono per lo più in comportamenti (appostamenti, corteggiamenti, e-mails etc.) che esulavano da quelli previsti”.

La partecipazione delle vittime, in poco più di un anno, è stata considerevole. Sul sito della polizia di Stato si legge: “Le cifre elaborate dalla Banca dati interforze fotografano una Italia in cui sono 5.153 i delitti commessi per questo reato e 5.369 le persone denunciate, 942 quelle arrestate, mentre sono stati 1.020 i provvedimenti di ammonimento del questore e 1.313 i divieti di avvicinamento”. Le vittime denunciano, ma nel 90 per cento dei casi il semplice ammonimento ha funzionato. La storia di Vincenzina rientra in quel drammatico residuo di casi che fa notizia: 8 volte su 10 il persecutore è maschio e 7 volte su 10 si tratta di una persona conosciuta, legata sentimentalmente alla vittima.

Di recente si è parlato dell’attuazione del protocollo firmato dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per allargare il numero telefonico 1522, ora solo destinato alle segnalazione di violenza, anche ai casi di stalking. Eppure, molte associazioni denunciano il fatto che non si può contrastare il fenomeno, se poi vengono a mancare i supporti dei presidi sociali e sanitari. “Dei finanziamenti destinati a questi centri, inclusi nel Piano Nazionale contro la violenza alle donne, non c’è traccia”. Il piano era di 20 milioni di euro, ne sono stati spesi soltanto 2. A questo scoglio si aggiunge la limitazione alle intercettazioni, che bloccherebbe di fatto il metodo utile al controllo e verifica sulle linee telefoniche, primo strumento di stalking.

Nel proprio piccolo, ci si può difendere con alcune applicazioni per cellulari, acquistabili via internet oppure scaricandole gratuitamente da siti e forum. Tra questi “Security AdGuard” un’applicazione per cellulari smartphone scaricabile dal market Android. Questa applicazione crea una black list e una white list (lista nera e lista bianca). La lista nera blocca chiamate e sms in entrata da parte di numeri poco graditi presenti in rubrica.

In Spagna, primo il comune di Valencia, ora si usano i braccialetti di controllo dei carcerati. Ne sono stati acquistati già 3mila. Braccialetti con Gps legati al polso dello stalker, che avvertono la vittima e le forze dell’ordine di un avvicinamento pericoloso. Lo strumento in Italia convince poco, come spiega il giurista dell’Università Bologna, Fabio Bravo: “Sembra urtare contro il principio di libertà personale. Infatti, nel caso in cui la persona offesa volesse far incorrere il destinatario del provvedimento restrittivo in una violazione del divieto, sarebbe sufficiente recarsi da lui, nei luoghi da lui frequentati”. Effetto vendetta da parte della vittima, insomma. E ancora “occorrerà verificare che il dispositivo operi solamente per evitare l’avvicinamento alla vittima, ma non per far rivelare abitudini di vita e altre informazioni che il monitoraggio costante (24 ore al giorno) e la geolocalizzazione tramite GPS consentono”.

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