WOMAN's JOURNAL

Inattività femminile, Italia seconda in Europa

In Italia una donna su due è inattiva. Carta canta, e in questo caso la carta è un documento Eurostat che presenta i risultati di un sondaggio condotto dall’istituto in tutta Europa (clicca qui per scaricarlo). I dati si riferiscono al 2009, ma sono chiari, il 48,9 per cento delle donne italiane tra i 25 e i 64 anni sta fuori dal mercato del lavoro e non cerca di entrarci. Peggio dell’Italia c’è solo Malta, con il 59,2, mentre i paesi più virtuosi per l’impiego femminile sono Slovenia (12,1% e ovviamente Svezia 12,9 % e Danimarca 13 %).  C’è da dire che la media si abbassa al 35,5 per cento per le età comprese tra 25 e 54 anni, ma rimane tra le peggiori.

Secondo lo studio, il 15 per cento delle donne italiane non lavora per via delle “responsabilità familiari”. Far tirare avanti la casa insomma: spesa, pulizie, portare i bambini a scuola e alle varie attività formative. Si sà, in Italia mancano le strutture, e alle donne tocca star dietro a figli e mariti lavoratori, per evitare che vada tutto in malora, anche se, come nota Alessio Pisanò sul Fatto Quotidiano, il nostro paese è agli ultimi posti per tasso di natalità.

E quel restante 20 per cento che sta fuori dal sistema-lavoro? Vari probabilmente i fattori interagenti. Primo: nel mondo del lavoro italiano esiste ancora una mentalità sessista. Un altro studio condotto da Eurydice, (rete europea d’informazione sull’istruzione, e sotto il coordinamento dell’Education, Audiovisual and Culture Executive Agency) presentato dalla Commissione Europea, dice che in Italia ci sono forti elementi di discriminazione nel sistema scolastico. Che si propagano, verticalmente, al mondo del lavoro, secondo quel fenomeno chiamato “discriminazione verticale”.

Ma ci sono probabilmente anche ragioni più generali. Il dato sull’inattività femminile deve essere rapportato a quello di tutta la popolazione italiana che, secondo l’Istat, è del 37,6 % per il 2009, mezzo punto percentuale in più dell’anno precedente. Gli uomini inattivi, a gennaio 2o10, erano pari a 5 milioni 194 mila unità, in aumento su base annua dell’1,7 per cento (pari a +86 mila unità). Le donne inattive (gennaio 2010) sarebbero 9 milioni 677 mila. La quota delle donne inattive – spiega l’istat – è sempre superiore a quella degli uomini: sono circa cinque ogni dieci. (le.p.)

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